Logopedia - F-MEDICAL CENTRO POLISPECIALISTICO SULLA SALUTE

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LOGOPEDIA
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Che cos’è la logopedia? A cosa serve?
Dalle parole greche lògos (discorso) e paidéia (educazione), il significato del termine logopedia è facilmente individuabile come relativo all’educazione, all’ apprendimento del linguaggio. Tale definizione, se ci consente di delimitarne la macro-area, è però certamente riduttiva se si prendono in considerazione i compiti e i ruoli che il logopedista riveste.
Secondo il Decreto Ministeriale (D.M. del Ministero della sanità) del 14 settembre 1994 n° 742 e successive modificazioni ed integrazioni, il logopedista è l’operatore sanitario la cui attività si svolge nella prevenzione e trattamento riabilitativo delle patologie del linguaggio e della comunicazione, in età evolutiva, adulta e geriatrica.
Nello specifico, le aree di competenza riguardano l’intervento nel caso di patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto e degli handicap comunicativi (dal D.M.).
Nel centro F-Medical, associato al servizio di pediatria, è presente un ambulatorio che si occupa di età evolutiva e, in particolare, di disturbi linguistici e comunicativi, garantendo la possibilità di un lavoro in équipe multidisciplinare.
Il servizio di logopedia, inoltre, essendo la figura del logopedista tra i protagonisti dei disturbi della deglutizione, si occupa di integrare la valutazione ortodontica con un’analisi della modalità deglutitoria del paziente e, nel caso in cui risultasse necessario, con il trattamento della deglutizione messa in atto dal paziente in modo scorretto (deglutizione deviata, o atipica) e il ripristino di quella adeguata.
Come si svolgono le sedute logopediche
Le prime sedute terapeutiche vengono dedicate principalmente al colloquio con i genitori, alla raccolta anamnestica, alla valutazione globale delle varie aree linguistiche e all’elaborazione di un piano di trattamento.  
In seguito, se necessario, si procede con il trattamento che, in base al tipo di disturbo presentato dal bambino, potrà avere una durata variabile. La durata delle sedute è tra i 45 e i 60 minuti, in base alle peculiari e specifiche caratteristiche del bambino (età, tipo di disturbo, diagnosi e così via). In alcuni casi sarà sufficiente una seduta settimanale, in altri sarà richiesta una frequenza bisettimanale.
La valutazione verrà effettuata al momento della presa in carico, restituita ai genitori e chiarita loro. In seguito, sempre in base alla diversa situazione che si presenterà, verranno effettuate altre valutazioni a distanza di circa 4/6 mesi in modo tale da monitorare lo sviluppo del bambino e il procedere della terapia.
Servizi
I servizi che vengono offerti, come già detto, si rivolgono ad un’area molto vasta, essendo il linguaggio una competenza complessa, trasversale e strettamente collegata ad altre acquisizioni (gioco, capacità simbolica, competenze motorie oro-faringee…).
I servizi si rivolgono dunque a problematiche nello sviluppo del linguaggio durante primi anni di vita, le cui anomalie talvolta si inseriscono in un quadro di ritardo globale più ampio (che può essere dovuto ad un ritardo cognitivo, ad una sindrome genetica, ad una sordità o altro), talvolta costituiscono un aspetto isolato in bambini con altre competenze nella norma, fino all’apprendimento della lettura e della scrittura. Ma i servizi offerti si rivolgono anche ad aspetti relativi a funzioni strettamente orali, come la deglutizione, o la funzione fonatoria.
Per esigenze pratiche se ne elencano di seguito i cinque principali:
  1. Ritardo/disturbo di linguaggio
  2. Disturbo dellapprendimento
  3. Sordità
  4. Altri disturbi: disturbi dello spettro autistico, ritardo cognitivo, sindromi genetiche (es. sindrome di down)
  5. Deglutizione deviata / atipica
1.    Ritardo/ Disturbo di linguaggio
Lo sviluppo del linguaggio nel bambino è, aldilà di ciò che verrebbe da pensare, un processo molto lento e complesso. Questo processo, che ha inizio già durante i primi mesi della gestazione, è probabilmente tra le acquisizioni più complesse che avvengono nell’intero arco della vita.
Ogni bambino presenta un diverso sviluppo del linguaggio: possono essere diversi i momenti in cui compare il linguaggio, possono essere diversi i processi messi in atto allo scopo di facilitare la produzione verbale. Questa variabilità fa parte dello sviluppo fisiologico e non costituisce un problema se si verifica nei tempi idonei.
In alcuni casi può accadere che il linguaggio compaia in ritardo, o che si discosti nelle modalità dallo sviluppo tipico.
Nonostante il processo di acquisizione del linguaggio sia diverso da bambino a bambino, nonostante segua linee di sviluppo anche molto differenti tra loro, ci sono degli stadi fissi, delle competenze da raggiungere in alcuni momenti da cui non si può prescindere. Proprio la presenza e il riconoscimento di questi “punti fermi” ci consentono, sin dai primi mesi, di avere un’idea del tipo di sviluppo linguistico del bambino e di riconoscere eventuali indizi come indici di rischio.
I principali indici di rischio per un corretto sviluppo del linguaggio sono:
  • Assenza di lallazione intorno ai 7 mesi
  • Meno di 50 parole a 24 mesi
  • Assenza di combinazioni di più parole a 36 mesi
Ovviamente, essendo il linguaggio legato ad una grande serie di competenze, a fornire validi indizi sono anche altre competenze come i gesti (deittici e referenziali) o il gioco simbolico.
La situazione davanti cui sempre più spesso ci si trova è un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Sono bambini che, nonostante siano in un’età nella quale solitamente il linguaggio è emerso da tempo, si trovano in uno stadio precedente, di assenza totale o di presenza minima di parole. In questo caso il lavoro potrà essere diretto ad una stimolazione generale, ad un lavoro sui processi attentivi, molto spesso compromessi, insieme ad indicazioni e suggerimenti rivolti ai genitori.
Nel caso in cui i bambini presentino un linguaggio con molte semplificazioni (cancellazioni di sillabe, sostituzione di fonemi, ecc.), è probabile che ci si trovi davanti ad un disturbo di linguaggio. Tale disturbo può essere specifico (disturbo specifico di linguaggio) se non vi sono altre condizioni di disturbo ad investire altre aree di competenza, oppure non specifico/secondario se associato ad altre difficoltà (uditive, cognitive ecc.) che in qualche modo renderebbero tale disturbo “secondario”, conseguente al disturbo principale.
Inoltre il disturbo di linguaggio può investire una o più aree linguistiche, e quindi essere un disturbo di tipo fonologico (quando sono sostituiti dei fonemi), morfosintattico (errori, povertà nella costruzione frasale), lessicale (che potremmo definire il vocabolario, l’insieme delle parole che il bambino conosce e produce) o, molto spesso, misto.
Lo scopo della valutazione logopedica, associata a altre valutazioni (aspetti cognitivi, capacità uditiva, competenze orali ecc.) eseguite da altri professionisti (es. neuropsichiatra infantile, psicologo, otorinolaringoiatra…) avrà lo scopo di inquadrare l’eventuale ritardo o disturbo di linguaggio.
Capire davanti a che tipo di disturbo ci si trova, e quali sono le componenti maggiormente compromesse sarà necessario per poter impostare un corretto trattamento.

2.    Disturbo dell’apprendimento
Allo stesso modo del disturbo di linguaggio, anche per il disturbo dell’apprendimento si può parlare di disturbo specifico o non: specifico nel caso in cui siano assenti condizioni che possano giustificare questo disturbo, e quindi il caso in cui si presenti un DSA (disturbo specifico dell’apprendimento) completamente isolato, con restanti competenze nella media; non specifico, invece, nel caso in cui le difficoltà negli apprendimenti si inseriscono in quadro più ampio, che renda il disturbo dell’apprendimento secondario: ad esempio un quadro di ritardo cognitivo che porti un disturbo dell’apprendimento della lettura, una sindrome genetica, una sordità e così via.
Ma cosa si intende per apprendimenti?
In base al tipo di apprendimento di cui si parla avremo una diversa terminologia: se parliamo di disturbo nell’apprendimento della lettura, incorreremo nel termine dislessia. Nel caso di una difficoltà in scrittura parleremo di disortografia se è investita la competenza ortografica, parleremo invece di disgrafia nel caso di una difficoltà che intacchi la competenza grafica, la manualità, la grafia. Nel caso della matematica, infine, parleremo di discalculia.
La diagnosi, che per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento può essere effettuata a partire dalla fine della seconda classe di scuola primaria per lettura e scrittura, e fine terza classe primaria per il calcolo, prevede una serie di indagini e di valutazioni effettuate da un insieme di figure professionali: neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista...
Il tipo di intervento messo in atto sarà imprescindibilmente legato al tipo di diagnosi e di valutazione effettuata.
3.    Sordità
È implicito e forse scontato (ma non troppo!) quanto sia importante sentire per poter parlare.
Il bambino inizia a sentire già durante la gestazione, per cui una deprivazione sensoriale come la sordità, soprattutto se di tipo grave o profondo avrà pesanti ripercussioni sull’apprendimento del linguaggio.
La tempestività e la precocità della diagnosi, insostituibili alleati in ogni tipo di disturbo, assumono in una situazione come questa un’importanza incommensurabile.
La precocità della diagnosi, infatti, permette la precocità della terapia e la precocità nella scelta del giusto ausilio. Senza voler entrare adesso nella diatriba e nella discussione di pro e contro di protesi acustica e impianto cocleare, possiamo senza dubbio affermare l’importanza di una diagnosi, dei vari esami audiometrici e la scelta di un ausilio adatto sin dai primi mesi di vita.
La sordità prevede chiaramente un lavoro molto complesso e ampio su tanti aspetti, anche indirettamente collegati, e l’approccio che viene utilizzato deve essere senza alcun dubbio a misura del bambino e della sua famiglia. Per questo motivo il tipo di approccio sostenuto è un metodo bimodale, che preveda l’uso dei segni della LIS (Lingua Italiana dei Segni) come supporto alla lingua vocale, e che costituisce nella maggior parte dei casi la mossa vincente per riuscire ad instaurare sin dal primo momento una condivisione e comprensione reciproca con il bambino, per il bene del bambino e dei suoi genitori.
Mai come in questo caso sarà di vitale importanza la collaborazione e il lavoro in équipe, tale da garantire una presa in carico globale ed olistica.
4.    Altri disturbi: Disturbi dello Spettro Autistico, Ritardo cognitivo, Sindromi genetiche
Un po’ più difficile da descrivere, forse a cavallo tra tutti i vari tipi di intervento e i servizi già descritti, è il lavoro su altri disturbi quali disturbi dello spettro autistico, ritardo cognitivo, sindromi genetiche.
Allo stesso modo, e anche più che negli altri casi, il tipo di trattamento, sempre a seguito di una valutazione specifica e minuziosa, sarà effettuato a misura del bambino e della sua famiglia. Sarà necessario lavorare sugli aspetti del linguaggio e degli apprendimenti, ma sempre inseriti in un contesto ampio e variegato, con attenzione e lavoro specifico anche su aspetti di tipo cognitivo-comportamentali, inevitabilmente inclusi: attenzione, memoria, capacità di inibizione, comportamenti oppositori o provocatori, lentezza esecutiva, sono solo alcuni degli aspetti che in questi casi possono essere compromessi.
Il lavoro, dunque, investirà, allo stesso modo che in quelli che chiamiamo disturbi specifici (del linguaggio e/o dell’apprendimento) la competenza deficitaria, ma sempre inserita in un quadro più ampio e variegato.
5.    Deglutizione deviata/atipica
Un capitolo a parte costituisce la deglutizione. Ci spostiamo infatti in un’area di competenza logopedica prettamente legata ad aspetti di tipo orale e in particolare a una competenza motorio-prassica.
Ma in che modo si svolge la deglutizione? E perché intervenire?
Sappiamo che la deglutizione è quella funzione che ci consente di alimentarci, ma è una funzione che nell’individuo subisce delle modificazioni nel corso degli anni, anche in base al tipo di cibo di cui l’individuo necessita. Sarà certamente diversa la deglutizione di un neonato da quella di un adulto. Nello specifico, la deglutizione, che inizialmente è di tipo infantile e prevede una spinta linguale anteriore, ad un certo punto della vita subirà dei cambiamenti prevedendo non più una spinta anteriore, tipica della deglutizione infantile, bensì verso l’alto.  Se questi cambiamenti non avvengono ci si trova davanti ad una situazione in cui la deglutizione infantile viene mantenuta oltre i tempi previsti (cause possono essere diverse: persistenza nell’uso del biberon, del ciuccio, abitudini scorrette quali il succhiamento del dito ecc.) e tale mantenimento, essendo la forma direttamente legata alla funzione, non può che generare anche delle modifiche nella forma della bocca (ad es. lo sventagliamento dei denti anteriori, il palato ogivale...).
Proprio per evitare queste alterazioni e questi squilibri, che a lungo termine presentano una lunga serie di problemi associati, è necessario intervenire il prima possibile e ripristinare la normale funzione deglutitoria insieme alla normale postura linguale a riposo.
Le figure coinvolte, la cui collaborazione risulta necessaria per la riuscita del trattamento, sono molte (ortodontista, foniatra, l’otorino, il posturologo, osteopata, l’optometrista, il fisioterapista, il logopedista...) soprattutto nei casi in cui la deglutizione deviata abbia generato una serie di conseguenze anche in altri ambiti (frequente nell’adulto, raramente nel bambino).
Chiaramente una diagnosi e un trattamento precoce nel bambino è auspicabile per evitare tutta una serie di conseguenze che, mantenendo una deglutizione atipica, potranno essere presenti nell’adulto (molto spesso squilibri posturali, disturbi nella fonazione, alterazioni a livello visivo).
Dott.ssa Maria Elena Timpanelli
Logopedista
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