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CERVICALE E TERCARTERAPIA
F-MEDICAL CENTRO POLISPECIALISTICO DELLA SALUTE
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COME CURARE LA CERVICALGIA CON LA “TECARTERAPIA”

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INDICE:
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CERVICALGIA: DI COSA SI TRATTA

Il dolore cervicale, o cervicalgia, costituisce uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi nella popolazione occidentale. Molto frequentemente nella pratica clinica è necessario gestire soggetti che lamentano dolore al collo con le classiche espressioni comuni “Soffro di cervicale” o “Ho la cervicale”.

CERVICALGIA: DI CHE COSA SI TRATTA REALMENTE?

La cervicalgia è il termine utilizzato per indicare un generico dolore alla zona posteriore del collo in corrispondenza del tratto cervicale della colonna vertebrale il quale si estende dalla vertebra C0 (nota come “atlante”) alla vertebra C7 (chiamata “prominente” in quanto più sporgente).
Studi epidemiologici hanno evidenziato una maggiore incidenza di tale patologia negli individui adulti con età compresa tra i 40 e i 60 anni ed una prevalenza per il sesso femminile, con le donne, quindi, maggiormente a rischio probabilmente a causa di fattori ormonali. Sembrerebbe, inoltre, che tale disturbo insorga maggiormente nei soggetti residenti in città, rispetto a quelli che vivono in zone rurali: questo, forse, risulta legato a fattori ambientali ed atmosferici. E’ stato, infine, rilevato come circa il 50% della popolazione mondiale abbia sofferto almeno una volta nella vita di un episodio di cervicalgia.

Il dolore al collo che caratterizza la cervicalgia può essere di diversa intensità e in alcuni casi molto invalidante per il soggetto. Esso solitamente è bilaterale ed è riferito nella regione suboccipitale, ovvero al di sotto della nuca, o sul ventre muscolare del trapezio, muscolo pari che dalla nuca si estende fino alla vertebra toracica T12 e alla spalla. Accade spesso che il dolore si irradi su un arto superiore (raramente su entrambi gli arti), delineando, quindi un quadro di “cervico-brachialgia”: questo può risultare estremamente fastidioso a causa anche della possibile associazione con sintomi da compressione radicolo-nervosa, come intorpidimento, formicolio o alterazione di temperatura del braccio interessato, i quali possono estendersi distalmente anche fino alle mani.

SINTOMI DELLA CERVICALGIA

Indicando come sintomo di base un generico dolore al collo, in relazione alla diversa localizzazione e distribuzione della sintomatologia dolorosa e alla presenza o meno di altri sintomi associati, è possibile distinguere tre quadri clinici:
 SINTOMI DI CERVICALGIA
  • Cervicalgia pura: rappresenta il classico dolore cervicale localizzato nella regione centrale principalmente sulla nuca, sul collo o sulla parte alta della colonna vertebrale (spesso anche esteso alla zona dorsale inter-scapolare). In genere è di matrice muscolo-tensiva, causato quindi da forte tensione ed infiammazione muscolare o dalla presenza di contratture o trigger points attivi, soprattutto sui trapezi, sul muscolo splenio della testa e del collo, sul muscolo elevatore della scapola o sui muscoli paravertebrali cervico-dorsali

  • Cervico – brachialgia: come già affermato in precedenza, esso indica un quadro associato di dolore cervico-scapolare esteso agli arti superiori (solitamente un solo arto corrispondente al lato dove risulta maggiore lo stato infiammatorio instauratosi) fino a raggiungere le estremità distali delle mani. Il dolore si accompagna quasi sempre a deficit di forza e a disturbi sensitivi di origine nervosa indicati con il termine generico di “parestesie”: essi comprendono sensazioni di formicolio (spesso riferito proprio come scosse), di intorpidimento o di variazione di temperatura dell’arto stesso. La presenza di tale sintomi di contorno è di solito causata da una compressione della radici nervose cervicali la quale può essere provocata da molteplici fattori come protrusioni ad ampio raggio o vere e proprie ernie discali espulse.
Cervico brachialgia
  • Cervico- cefalia: in tale quadro clinico, il dolore cervicale di base si estende verso l’alto nella regione sotto-nucale ed è connesso a sintomi o disturbi neurologici sensitivi come emicrania, nausea, vomito, vertigini, disturbi del sonno, disturbi della deglutizione, disturbi visivi (i cosiddetti scotomi) e disturbi uditivi (come fischi nell’orecchio, detti nello specifico acufeni, o senso di ovattamento). I segni e sintomi appena descritti sono spesso così intensi ed invalidanti per il paziente da divenire il vero problema primario su cui agire, cercando di alleviarli od eliminarli completamente: il dolore al collo assume, così, un’importanza secondaria.

In tutte le sindromi appena descritte, la sensazione dolorosa conduce ad un irrigidimento del tratto cervicale responsabile di una limitata mobilità articolare del capo nei movimenti di flessione, estensione, inclinazione laterale e rotazione.
CAUSE DI CERVICALGIA

CAUSE DELLA CERVICALGIA

Numerose sono le possibili cause di cervicalgia, ma nella maggior parte dei casi l’origine primaria è da ricercare nelle attitudini quotidiane del paziente e in un suo errato stile di vita, il quale provoca stress eccessivo sulle strutture osteo-articolari e muscolari del distretto cervicale. Alla luce di questo, si possono identificare dei fattori scatenanti o aggravanti di cervicalgia modificabili, ovvero potenzialmente correggibili per ottenere un miglioramento della sintomatologia sofferta oppure per prevenire l’eventuale insorgenza di dolore cervicale.

Dunque, i principali fattori scatenanti di cervicalgia modificabili sono:

  • Stress psicologico o disturbi psichici specifici (come la depressione)
  • Tensione emotiva (come gli stati ansiosi)
  • Sedentarietà o non abitudine all’attività fisica
  • Utilizzo eccessivo e non adeguato di dispositivi elettronici (come smartphone e tablet)
  • Esecuzione di sforzi eccessivi o attività fisica estrema
  • Fattori ambientali come umidità o freddo
  • Assunzione di posture errate sia durante le ore giornaliere che durante quelle notturne e soprattutto sia a riposo che durante le attività
  • Condizioni lavorative (ad esempio una postazione di lavoro troppo bassa rispetto alla propria altezza che costringe a tenere il capo in flessione oppure una seduta non comoda la quale dovrebbe essere sostituita da una seduta ergonomica)
  • Tabagismo (sia il fumo attivo che passivo sembrerebbe essere connesso ad un aumentato rischio di infiammazione del distretto cervicale per lo stress ossidativo cellulare causato dalle sostanze in esso presenti)
  • Condizioni del letto (ad esempio il materasso ed il cuscino non devono essere eccessivamente morbidi e si dovrebbero usare cuscini sagomati od ortopedici e materassi che mantengano un adeguato allineamento fisiologico dell’intera colonna vertebrale)

Altre possibili cause di cervicalgia di natura patologica risultano essere:
  • Artrosi cervicale
  • Colpo di frusta (tipico dei tamponamenti automobilistici)
  • Discopatie (disidratazione e degenerazione dei dischi intervertebrali o protrusioni/ernie discali)
  • Ipolordosi cervicale o rettilinizzazione della fisiologica curva lordotica cervicale
  • Ipercifosi dorsale
  • Iperlordosi lombare
  • Traumi locali pregressi
  • Disturbi del sistema stomatognatico (disordini dell’articolazione temporo-mandibolare o difetti nell’occlusione dentaria)
  • Osteofitosi (presenza di escrescenze ossee locali)
  • Spondilosi (osteoartrite in corrispondenza delle vertebre cervicali)
  • Attività sportive sovraccaricanti (ad esempio il bodybuilding)
  • Micro-traumatismi locali (ad esempio in alcuni sport di contatto come la boxe o il rugby o in alcuni lavori usuranti come il muratore)
  • Spondiloartriti

DIAGNOSI E TRATTAMENTO DELLA CERVICALGIA

Qualora si soffra di uno dei sintomi sopra descritti e si sospetti quindi una problematica di cervicalgia, è necessario rivolgersi tempestivamente ad un medico o ad uno ortopedico o neurochirurgo specialista nei disturbi della colonna, soprattutto quando la sintomatologia risulta di intensità particolarmente elevata e quando si sospetta un quadro di cervico-brachialgia con deficit di forza, intorpidimento o formicolio persistente sugli arti superiori, o di cervico-cefalia con forte mal di testa e disturbi visivi.

Solitamente la diagnosi di cervicalgia risulta di semplice esecuzione in quanto, in molti casi, è sufficiente l’esame obiettivo iniziale con osservazione e palpazione delle strutture locali muscolo-articolari per riconoscere uno stato tensivo generale che potrebbe rappresentare causa del dolore cervicale. Ma, qualora alcuni sintomi, come parestesie agli arti, o alcuni fattori riguardanti la vita del soggetto, pongano il sospetto di un’eziologia patologica differente derivante ad esempio da una compressione nervosa, lo specialista, allora, potrà richiedere ulteriori indagini di approfondimento diagnostico.

Tra queste annoveriamo:
  • Rx: permette di rilevare quadri di alterate curve vertebrali, di processi artrosici od artritici o di osteofitosi.
  • TC (tomografia computerizzata): consente di rilevare alterazioni discali locali e, se associata a mielografia, eventuale interessamento del midollo spinale.
  • RMN: esame strumentale con cui evidenziare con maggior precisione l’esatta localizzazione e la tipologia di possibili ernie o protrusioni discali cervicali.
  • Elettromiografia: esame che permette di analizzare la funzione delle radici nervose.
  • Ovviamente, a seconda della causa principale di cervicalgia, il trattamento risulterà differente.

Se l’origine è ricondotta ad uno stato tensivo muscolare e psichico del paziente o ad alterazioni posturali, potrebbe essere sufficiente consigliare l’applicazione di fasce autoadesive riscaldanti (da tenere per alcune ore per ottenere rilassamento muscolare e quindi diminuzione del dolore); eseguire sedute di massoterapia locale associate ad esercizi di stretching della muscolatura cervicale e della colonna in toto, consigliando un ciclo di rieducazione posturale globale una volta ridotto lo stato infiammatorio e doloroso locale in fase acuta

Contemporaneamente, è necessario indicare al paziente alcune modifiche da apportare al proprio stile di vita, come il praticare regolarmente attività fisica, evitare il fumo e migliorare, per quanto possibile, le proprie condizioni lavorative o le abitudini durante il sonno.

Se la causa primaria è di gravità maggiore, ad esempio artrosi o un’ernia cervicale, l’approccio terapeutico prevede anche la possibilità di assumere farmaci (analgesici, miorilassanti od antinfiammatori); indossare collari ortopedici di stabilizzazione (da utilizzare per un periodo non superiore ai 10-15 giorni per evitare un rilassamento eccessivo o indebolimento dei muscoli del collo e solo in casi idonei come ad esempio colpi di frusta); eseguire cicli fisioterapici di terapia strumentale (elettroterapia antalgica, laserterapia, termoterapia TECARTERAPIA) e manuale (manipolazioni, massoterapia distrettuale, fibrolisi connettivale fasciale, coppettazione, moxibustione ecc…) con associato un programma di kinesi di allungamento distrettuale e globale; praticare terapie alternative come l’agopuntura o l’ozono terapia (l’introduzione interdiscale di una miscela di ossigeno ed ozono consente di diminuire la pressione sui dischi intervertebrali); sottoporsi ad intervento chirurgico (estremamente raro) nei casi in cui sia presente un’artrosi cervicale con esuberanze ossee vertebrali che premono sul midollo spinale o sulle radici nervose, oppure nei casi di ernie cervicali espulse che comprimono anch’esse le strutture nervose provocando una grave sintomatologia.

Dopo aver ampiamente descritto la problematica comune della cervicalgia, vediamo ora più nel dettaglio una delle terapie fisiche strumentali più note nel settore fisioterapico e che trova ampia indicazione per tale patologia: la Tecarterapia.

TECARTERAPIA: DI COSA SI TRATTA

La Tecarterapia, nota anche semplicemente come Tecar (acronimo di Trasferimento energetico capacitivo-resistivo e marchio brevettato a livello internazionale), è un apparecchio fisioterapico elettromedicale tipicamente utilizzato per la risoluzione di patologie infiammatorie a carico delle strutture muscolo-scheletriche.
TECARTERAPIA: DI COSA SI TRATTA
Nonostante essa sia divenuta popolare nel settore solo negli ultimi decenni, i suoi principi di funzionamento risalgono addirittura al 1890, introdotti dal medico e fisico francese Jacques Arsène d'Arsonval. Mentre in passato la Tecar veniva impiegata come terapia di elezione quasi esclusivamente negli sportivi per accelerarne i tempi di recupero, attualmente essa rappresenta una delle terapie fisiche antalgiche maggiormente applicate, anche in soggetti non sportivi con tipici disturbi dell’età adulto-anziana.

FUNZIONAMENTO DELLA TECARTERAPIA

La Tecarterapia, o Tecar, rappresenta una terapia fisica strumentale appartenente alla classe delle termoterapie, ovvero delle terapie a base di calore, al pari della laserterapia e della terapia ad infrarossi. Queste ultime, tuttavia, rientrano tra le termoterapie esogene, in cui è lo strumento stesso a fornire calore dall’esterno del corpo; la Tecar, al contrario, si differenzia in quanto termoterapia endogena, ovvero attraverso la trasmissione di energia essa induce la produzione di calore interno al corpo del paziente in trattamento al fine di velocizzarne il processo di guarigione.

Essa risulta composta da una piastra mobile (o manipolo) con cui l’operatore massaggia il distretto anatomico dolente o infiammato; una piastra fissa (o piastra di ritorno) da inserire al di sotto della regione cutanea opposta a quella trattata, e il dispositivo a cui sono collegate le due piastre e che l’operatore stesso deve regolare in alcuni specifici parametri di erogazione di energia.

Alla base del funzionamento della Tecar, si riconosce, quindi, il principio fisico di un circuito resistenza-condensatore in cui le due piastre (mobile e fissa) corrispondono alle due armature del condensatore; la regione anatomica trattata con i suoi tessuti e sostanze componenti (come gli elettroliti) rappresenta il materiale isolante interposto tra le armature, e il macchinario di connessione delle due piastre costituisce il generatore elettrico.

Quest’ultimo, se opportunamente regolato, è in grado di generare una differenza di potenziale tra le due armature (piastre) del dispositivo, di cui una risulta il polo negativo e l’altra il polo positivo.

Per la trasmissione energetica è necessario cospargere sia sulla piastra fissa di ritorno che sulla regione trattata con la piastra mobile uno strato di crema conduttiva apposita, la quale, è bene specificare, non ha proprietà mediche curative di per se stessa.
 
Una seduta di Tecarterapia ha solitamente una durata massima di 20-30 minuti e, a seconda dello stato patologico da trattare e della sua criticità, un ciclo completo varia dalle 5 alle 10 sedute totali.
FUNZIONAMENTO DELLA TECARTERAPIA
La Tecarterapia può essere adoperata secondo due diverse modalità, la cui scelta è strettamente dipendente dal tipo di tessuto biologico alterato su cui doverla applicare:

  • Capacitiva: indicata per il trattamento di problematiche a carico di tessuti molli con bassa resistenza alla corrente, come la cute, il connettivo, i muscoli, i vasi sanguigni e linfatici. Necessita dell’utilizzo di una piastra isolata con cui rilascia energia in tessuti più superficiali.
  • Resistiva: indicata per l’applicazione su tessuti ad alta resistenza alla corrente, come le strutture osteo-articolari, legamentose, tendinee e cartilaginee. Prevede l’uso di una piastra non isolata con cui libera energia in profondità.

EFFETTI BIOLOGICI DELLA TECARTERAPIA

I potenziali effetti terapeutici di una termoterapia, ovvero di un’applicazione di calore, sono già stati scientificamente comprovati da molti anni in diversi studi condotti.

In sintesi, gli effetti biologici della Tecarterapia, che ricordiamo essere una termoterapia endogena (induce una produzione di calore dall’interno del corpo) sono stati dimostrati essere:

  • Aumento della temperatura corporea interna
  • Vasodilatazione
  • Incremento del microcircolo

Volendo approfondire i processi biologici indotti dalla produzione di calore interno, l’applicazione della Tecarterapia conduce a:

  • Aumento della temperatura corporea interna avvertita dal paziente come calore sulla zona trattata con la piastra mobile
  • Aumento del flusso sanguigno (soprattutto dei vasi di piccolo e medio calibro)
  • Maggiore produzione di risorse energetiche cellulari (ATP)
  • Stimolazione del drenaggio venoso e linfatico (utile per la riduzione di un edema)
  • Aumento del consumo di ossigeno da parte dei tessuti trattati
  • Diminuzione della viscosità del tessuto muscolare e connettivo
  • Rilasciamento muscolare
  • Maggiore distribuzione di sostanze nutritive ai tessuti trattati
  • Miglioramento dei processi metabolici locali con eliminazione delle scorie e dei cataboliti
  • Diminuzione del dolore grazie ad un maggior rilascio di endorfine endogene
  • Accelerazione dei processi fisiologici di rigenerazione tissutale           

Secondo alcune ricerche, gli effetti appena descritti vengono accentuati dai movimenti e dal massaggio sulla zona eseguito dall’operatore con la piastra mobile. Tali effetti, tuttavia, dipendono dalla quantità di energia erogata dal dispositivo e trasmessa alle piastre: infatti, per ottenere un aumento del microcircolo, una proprietà antalgica e antiedemigena, è opportuno utilizzare il macchinario in atermia, ovvero ad un basso livello energetico; per indurre vasodilatazione è necessario impostare una quantità di energia intermedia; per aumentare la temperatura corporea interna, ottenere rilassamento muscolare o miglioramento del trofismo muscolare è necessario regolare una quantità di energia alta (ipertermia). Di conseguenza, i parametri di funzionamento devono essere tarati in base alla problematica da trattare e all’obiettivo terapeutico da raggiungere.
EFFETTI BIOLOGICI DELLA TECARTERAPIA

INDICAZIONI TERAPEUTICHE DELLA TECARTERAPIA

La Tecarterapia trova indicazione in molteplici stati patologici, come:
  • Patologie muscolari (tensioni muscolari, contratture, elongazioni, strappi, contusioni ed edemi)
  • Patologie tendinee (tendiniti, tenosinoviti, tendinopatie inserzionali)
  • Algie (cervicalgia, dorsalgia, lombalgia, lombosciatalgia, pubalgia ecc…)
  • Patologie osteo-articolari (esiti di contusioni o fratture ossee, artrosi, infiammazioni osteo-articolari)
  • Patologie cartilaginee (condropatia femoro-rotulea ecc…)
  • Borsiti
  • Distorsioni con edema e gonfiore
  • Distrazioni o lesioni legamentose (LCA, LCP ecc…)
  • Lesioni meniscali nel ginocchio
  • Problematiche post-operatorie (esempio dopo interventi di protesizzazione)
  • Infortuni
INDICAZIONI TERAPEUTICHE DELLA TECARTERAPIA

CONTROINDICAZIONI O RISCHI DELLA TECARTERAPIA

Al contrario, la Tecarterapia non mostra controindicazioni particolari, a differenza di altre apparecchiature elettromedicali. Si deve, comunque, porre attenzione al suo utilizzo su pazienti portatori di pacemaker, su donne in gravidanza o su soggetti termosensibili, per i quali sarebbe opportuno richiedere una consultazione medica prima di procedere all’applicazione.

Inoltre, non sono stati rilevati effetti indesiderati specifici: per questo, può essere considerata un trattamento benefico sicuro. Bisogna, però, fare attenzione alla sensazione di calore percepita dal paziente, evitando un surriscaldamento eccessivo; di solito, il calore avvertito risulta assolutamente sopportabile, senza alcun rischio.

PERCHE’ UTILIZZARE LA TECARTERAPIA

Come visto, la Tecarterapia rappresenta una terapia fisica non rischiosa, particolarmente efficace e benefica e soprattutto senza alcuna controindicazione specifica od effetto collaterale.
Una delle sue caratteristiche maggiormente vantaggiose è l’accelerazione dei processi riparativi e di guarigione, che consente di diminuire notevolmente i tempi di recupero in seguito a patologie muscolari, traumatiche ed osteo-articolari sia acute che croniche.
Alla luce di questo, i risultati con essa ottenuti, grazie anche alla sua precisione e profondità d’azione, appaiono visibili in poche sedute di applicazione, spesso anche dopo un singolo trattamento.

UTILIZZO DELLA TECARTERAPIA NELLA CERVICALGIA


Nell’ultimo decennio la Tecarterapia è diventata uno dei trattamenti fisioterapici più prescritti dalle figure mediche e più richiesti dai pazienti con la cosiddetta “cervicale”, sulla quale risulta un vero toccasana.
 
Tuttavia, prima di sottoporsi ad un ciclo di tecar, è necessario ricevere una corretta diagnosi da parte di uno specialista, che sappia individuare l’esatta causa scatenante del dolore cervicale.

Solitamente, tale terapia fisica si mostra molto efficace nei casi di artrosi cervicale o di patologie discali (ernie e protrusioni), condizioni cliniche per le quali è maggiormente indicata la modalità resistiva o un’associazione capacitiva-resistiva.

Essa è molto utile soprattutto nei casi di torcicollo, di sindromi miofasciali dolorose e di cervicalgia muscolo-tensiva, ovvero di algia cervicale dovuta a tensione muscolare o alla presenza di contratture o trigger points focali attivi soprattutto grazie all’effetto di rilassamento muscolare, di aumentata temperatura corporea e di diminuzione della resistenza e viscosità del tessuto muscolare e connettivo: per tali disturbi è consigliabile la tipologia capacitiva agente soprattutto sui tessuti molli.
UTILIZZO DELLA TECARTERAPIA NELLA CERVICALGIA
La Tecar risulta consigliata, inoltre, anche nei casi di cervico-brachialgia con associati sintomi nervosi e con una sensazione dolorosa spesso estesa anche alle spalle, per la quale, quindi, è opportuno ampliare l’area di massaggio eseguito con l’applicazione del manipolo di tale macchinario.

Ovviamente i tempi di efficacia sono strettamente dipendenti dalla natura del problema cervicale: sui dolori cervicali da causa muscolare il numero di applicazioni è solitamente minore rispetto a quelli da cause osteo-articolari (artrosi, discopatie, alterazioni della lordosi cervicale ecc…), per i quali sono necessarie più sedute, integrate anche con altre terapie strumentali o con tecniche di rieducazione posturale.

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